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La
critica dice di lui
NEL
panorama degli incontri alle Prigioni Vecchie, il concerto del duo
Sfriso-Zanchetta, pianoforte-violino, che si è esibito sabato sera,
rappresentava uno degli appumtenenti più attesi.
Nel complesso un'ottima prova che ha ricevuto il riconoscimento caloroso
del pubblico....
Sfriso, dotato di una forte personalità interpretativa, ha dato giusto
rilievo al ruolo pianistico all'interno del dialogo tra i due strumenti.
Zanchetta, dinamico e sensibile alle minime sfumature nelle sue
esecuzioni, ha sostenuto la realizzazione dei brani con una notevole
vitalità e agilità di fraseggio.
Le loro inesauribili capacità di attuare effetti raffinati nella
modulazione e nei rapporti tonali hanno consentito di sostenere
un'architettura musicale sempre attenta e fedele agli intenti compositivi.
Abbiamo ascoltato un Mozart incalzante e brioso nel primo movimento, che
è stato altrettanto coinvolgente nell'Andante sostenuto con le due
peculiari sospensioni, riprese più di una volta.
Nella sua apparente linearità, la Sonata in Do maggiore KV 296 è stata
eseguita con rigore e attenzione, senza appiattire il gioco
contrappuntistico che sostiene l'andamento melodico.
La personalità di Schumann si è liberamente espressa con incisività
durante la realizzazione della Sonata in La minore op. 105.
Il pezzo, dotato di una forte componente poetica e di fascino armonico, ha
trovato nei due esecutori la possibilità di dar voce al romanticismo in
cui si seguono più gli impulsi creativi che i collegamenti logici.
Zanchetta è riuscito brillantemente a delineare gli slanci arditi
affidati al suo strumento.
Se finora il livello tecnico e interpretativo è stato costantemente
ineccepibile, durante la Sonata di Prokofiev il Duo ha, con indicibile
bravura, attuato un ulteriore miglioramento.
La difficoltà del complesso rapporto dei due strumenti è stata superata
brillantemente.
I musicisti, mantenendo inalterati i punti chiave, hanno svolto le
trasformazioni-deformazioni della fantasia musicale con equilibrio e con
un andamento parallelo.
Un meritato e lungo applauso ha dimostrato l'approvazione del numeroso
pubblico, che aveva affollato la sala delle Prigioni Vecchie.
Chiara Squarcina - 24 Aprile 1989
“Capriccio
stravagante” esalta la potenzialita’ degli archi
.
Se la formazione del quartetto d’archi può essere considerata una della
più conosciute, quella che si è fortemente consolidata nei repertori
delle rassegne concertistiche, meno nota ai più è l’ensemble formato
da quattro viole da gamba,violino e liuto.Pezzo forte della serata nella
chiesa di Soave è stato il capriccio stravagante di Carlo Farina dove il
violino di Stefano Zanchetta dimostra grande duttilità nel piegarsi agli
scarti dei diversi episodi come nel delineare atmosfere ed effetti
strumentali accattivanti.
Fabio
Zannoni - L’ARENA 19 Maggio
1999
“L’attualità
di Bach si accostava alla modernità di Tabula Rasa di Arvo Part per due
violini,pianoforte preparato e orchestra,con Giuliano Carmignola
affiancato dall’arco espressivo di Stefano Zanchetta-invece
dell’indisposto Franco Gulli- e dagli apporti calibrati di gianluca
Sfriso.Il minimalismo di Part viaggiava sicuro nella solidità d’insieme
gestita dai due solisti senza divergenze stilistiche, in un lirismo privo
di cadute di tensione”
Mirko
Schipilliti -
La
Nuova Venezia 8 Febbraio 2001
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